⚫ 🔵 INTER-MANCHESTER CITY AD HONG KONG: 1-1 RISULTATO FINALE, L’INTER VINCE AI RIGORI, LAVELLI DECISIVO DAL DISCHETTO
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Di Domenico
1 Agosto 2026
Finisce 1-1 la sfida dell’Asahi Super Dry Trophy nei tempi regolamentari. Dagli undici metri i ragazzi di Chivu superano i ragazzi di Maresca per 4-2.
Il super test asiatico del Kai Tak Stadium si chiude con un sorriso per i colori nerazzurri. Un match dai due volti: un primo tempo equilibrato e piacevole, in cui l’Inter ha risposto colpo su colpo, e una ripresa di marcato stampo inglese, dove il Manchester City ha preso totalmente in mano le redini del gioco senza però riuscire a sfondare. Alla fine, lo spareggio della coppa si è deciso ai calci di rigore, dove la freddezza della squadra italiana ha fatto la differenza totale.
MANCHESTER CITY (4-2-3-1)
Allenatore: Enzo Maresca
- Portiere: Donnarumma
- Difensori: Lewis, Khusanov, Gvardiol, Mfuni
- Centrocampisti: Kovacic, Reijnders
- Trequartisti: Semenyo, Foden, Savinho
- Attaccante: Mubama
INTER (3-5-2)
Allenatore: Cristian Chivu
- Portiere: J. Martinez
- Difensori: Pavard, Bisseck, Carlos Augusto
- Centrocampisti: Diouf, Barella, Stankovic, Mkhitaryan, Dimarco
- Attaccanti: Esposito, Iddrissou
📝 LA CRONACA DELLA PARTITA
Primo tempo di personalità e risposta immediata
L’Inter approccia il match con il piglio giusto, mostrando un’ottima organizzazione tattica e una circolazione di palla fluida nei primi minuti. Nonostante il buon avvio nerazzurro, è il Manchester City a sbloccare il risultato al 14′: Mubama sfrutta un’incertezza della retroguardia e trafigge J. Martinez. La reazione degli uomini di Chivu è però da grande squadra. Passano appena sei minuti e, al 20′, Benjamin Pavard svetta sugli sviluppi di un calcio piazzato firmando il gol del pareggio. La prima frazione scivola via sul binario dell’equilibrio, con l’Inter che si difende con ordine e riparte con discreta pericolosità.
Ripresa di sofferenza e gambe pesanti
Nel secondo tempo lo scenario cambia radicalmente. I pesanti carichi di lavoro della preparazione estiva iniziano a farsi sentire tutti in casa nerazzurra, bloccando le gambe dei calciatori. Il Manchester City, apparso decisamente più brillante dal punto di vista atletico, prende il controllo totale del centrocampo e dà il via a un vero e proprio dominio territoriale. I ragazzi di Chivu faticano a ripartire e si arroccano nella propria metà campo. La freschezza dei giovani subentrati nelle file inglesi mette a dura prova la retroguardia dell’Inter, che tuttavia riesce a stringere i denti, a fare densità e a respingere ogni assalto fino al triplice fischio finale.
La lotteria dei rigori premia i nerazzurri
Terminati i novanta minuti sull’1-1, il trofeo si assegna dal dischetto. L’Inter si dimostra impeccabile: i tiratori nerazzurri non tremano e mantengono una precisione totale. Il Manchester City sbatte contro i riflessi del portiere e commette due errori decisivi. L’ultimo penalty è affidato al giovane Matteo Lavelli, che spiazza il portiere avversario con estrema freddezza e regala la vittoria ai suoi.
La Sentenza del Bar: VOTO 6,5 (Buon test, ma gambe pesanti!)
Mettiamoci comodi al bancone, ordiniamo un bel caffè freddo e analizziamo questo successo ai rigori con lucidità: nel primo tempo si è vista un’Inter discreta, quadrata e capace di giocare alla pari contro i ragazzi di Maresca, trovando subito la reazione di carattere con Pavard dopo lo svantaggio iniziale. Il problema vero è arrivato nella ripresa. Il secondo tempo è stato un dominio completo del Manchester City, ed è inutile nasconderlo: gli uomini di Chivu sono apparsi ancora nettamente imballati e in palese ritardo di condizione. C’è ancora tantissimo da fare sul piano della preparazione atletica, perché sul rettangolo verde le gambe dei giocatori erano pesantissime e facevano fatica a girare nei recuperi. La differenza fisica e di brillantezza tra i giovani del City e i nostri ragazzi dell’Inter a un certo punto è sembrata enorme, ed è questo l’aspetto più importante su cui riflettere in questo momento del precampionato. Alzare la coppa a Hong Kong fa sempre bene al morale, ma i carichi di lavoro si fanno sentire tutti. C’è da pedalare per smaltire la fatica, ma la mentalità è quella giusta!

